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Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/438

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O fu di man fedele opra furtiva,
O pur il Ciel qui sua potenza adopra :
Che di colei, ch’è sua Regina e diva,
Sdegna che loto vil l’immagin copra :
Ch’incerta fama è ancor, se ciò s’ascriva
Ad arte umana, od a mirabile’opra.
Ben è pietà, che la pietade e ’l zelo
Uman cedendo, autor sen creda il Cielo.


Il Re ne sa con importuna inchiesta
Ricercar ogni chiesa, ogni magione :
Ed a chi gli nasconde, o manifesta
Il surto o il reo, gran perse, e premj impone.
E ’l Mago di spiarne anco non resta
Con tutte l’arti il ver ; ma non s’appone :
Che’l Cielo (opra sua fosse, o soie altrui)
Celolla ad onta degl’incanti a lui.


Ma poiché’l Re crudel vide occultarse
Quel che peccato de’fedeli ci pensa ;
Tutto in lor d’odio infellonissi, ed arse
D’ira, e di rabbia immoderata immensa.
Ogni rispetto obblia ; vuol vendicarse,
(Segua clic puote) e sfogar l’alma accensa
Morrâ, dicea, non andrà l’ira a voto,
Nella strage comune il ladro ignoto.