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Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/464

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Già già mi par ch’a giunger qui Goffredo
Oltra il dover indugi. Or tu dimandi,
Ch’impieghi io te : sol di te degne credo
L’imprese malagevoli, e le grandi.
Sovra i nostri guerrieri a te concedo
Lo scettro, e legge fia quel che comandi.
Cosi parlava : ella rendea cortese
Grazie per lodi : indi il parlar riprese.


Nova cosa parer dovrà per certo,
Che preceda ai servigi il guiderdone ;
Ma tua bontà m’affida : io vuo’che’n merto
Del futuro servir que’rei mi done.
In don gli chieggio, e pur se’l fallo è incerto,
Gli danna inclementissima ragione.
Ma taccio questo, e taccio i segni espressi,
Ond’argomento l’innocenza in essi.


E dirò sol, ch,’è qui comun sentenza,
Che i Cristiani togliessero l’immago ;
Ma discord’io da voi ; né però senza
Alta ragion del mio parer m’appago.
Fu delle nostre leggi irreverenza
Quell’opra far, che persuase il Mago ;
Che non convien ne’nostri tempj a nui
Gl’idoli avere, e men gl’idoli altrui.