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Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/462

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Alcun non sia di voi, che’n questo duro
Uficio oltra seguire abbia baldanza,
Finch’io non parli al Re : ben v’affecuro,
Ch’ei non v’accuserà della tardanza.
Ubbidito i sergenti, e mossi furo
Da quella grande sua regal sembianza.
Poi verso il Re si mosse, e lui tra via
Ella trovò, che’n contra lei venia.


Io son Clorinda, disse, hai forse intesa
Talor nomarmi, e qui, Signor, ne vegno,
Per ritrovarmi teco alla difesa
Della fede comune, e del tuo regno.
Son pronta (imponi pure) ad ogni impresa :
L’alte non temo, e l’umili non sdegno.
Voglimi in campo aperto, o pur tra’l chiuso
Delle mura impiegar, nulla ricuso.


Tacque, e rispose il Re : Qual si disgiunta
Terra è dall’Asia, o dal cammin del Sole,
Vergine gloriosa, ove non giunta
Sia la tua fama, e l’onor tuo non vole ?
Or che s’è la tua spada a me congiunta,
D’ogni timor m’affidi, e mi console.
Non, s’esercito grande unito insieme
Fosse in mia scampo, avrei più certa speme.