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Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/456

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Amico, altri pensieri, altri lamenti
Per più alta cagione il tempo chiede.
Che non pensi a tue colpe ? e non rammenti
Quai Dio prometta ai buoni ampia mercede ?
Soffri in suo nome, e fian dolci i tormenti,
E lieto aspira alla superna sede.
Mira il Ciel com’è bello, e mira il Sole,
Ch’a se par che n’inviti, e ne çonsole.


Qui il volgo de’Pagani il pianto estolle :
Piange il fedel, ma in voci assai più basse.
Un non so che d’inusitato e molle
Par che nel duro petto al Re trapasse.
Ei presentillo, e si sdegnò ; né volle
Piegarsi, e gli occhi torse, e si ritrasse.
Tu sola il duol comun non accompagni,
Sofronia, e pianta da ciascun non piagni.


Mentre sono in tal rischio, ecco un guerriero
(Che tal parea) d’alta sembianza, e degna :
E mostra d’arme, e d’abito straniero,
Che di lontan peregrinando vegna.
La tigre che sull’elmo ha per cimiero,
Tutti gli occhi a se trac, famosa insegna :
Insegna usata da Clorinda in guerra,
Onde la credon lei, né ’l creder erra.